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Perchè pianificare?
"Gli italiani
sono l'unico popolo al mondo convinto che il 1999 sarà prorogato".
Questa battuta è stata di moda qualche anno fa, quando lo scoccare
della mezzanotte del 31 dicembre 1999 pareva che avrebbe dovuto
sconvolgere i sistemi informatici del mondo intero, grazie al famoso
"millenium bug". E' andato (quasi) tutto bene.
La convinzione che tutto possa essere rimandato è tutta nazionale:
"la Tremonti sarà prorogata", "le scadenze dei termini per le dichiarazioni
dei redditi saranno prorogate", "i condoni saranno prorogati". Tutte
frasi che si sentono ripetere e che quando sono pronunciate, raramente
non hanno niente di oggettivo.
"Anche il termine per l'applicazione degli accordi di Basilea sarà
prorogato". Benissimo. Rimane il fatto che entrerà in vigore. Come
l'euro e la sparizione della lira. Occorre prepararsi.
La pianificazione, questo comportamento che è abituale per quasi
tutte le imprese di maggiori dimensioni e solo per alcune imprese
minori, deve diventare un'abitudine per ogni impresa. Preparare
e seguire un piano aziendale che integri la gestione industriale
con quella amministrativa, commerciale, tributaria e finanziaria
è un'esigenza non più eludibile. Si può rimandare, ma si ripresenterà.
E si riaffaccerà con tanta più forza quanto più l'impresa avrà rinviato
nel tempo l'adozione di corrette politiche di comportamento.
Le implicazioni operative che, sotto il profilo creditizio, l'applicazione
dell'accordo di Basilea si riverseranno sulle imprese italiane non
sono del tutto prevedibili. Tuttavia, è lecito pensare che, in assenza
di correzioni, il comportamento degli istituti di credito sarà sempre
più prociclico, e cioè potrebbe:
1) razionare il credito nella seconda parte delle fasi cicliche
recessive, ritardando la ripresa
2) non controllare adeguatamente il credito nella seconda parte
delle fasi cicliche espansive, aumentandone la rischiosità.
La spiegazione di tutto ciò è nell'importanza che, nelle prassi
di affidamento da parte delle banche, hanno i fattori storici: -
l'aspetto contabile del bilancio - la storia del rapporto (cioè
l'andamento del cliente, per la banca) - le segnalazioni della centrale
dei rischi (cioè andamento del debitore per il sistema creditizio).
Il giudizio di affidabilità, dunque, si fonda in larga parte su
dati storici. Se, attualmente, i dati storici sono resi più digeribili
mediante l'offerta di garanzie collaterali, con un sistema di misurazione
"oggettiva" del merito creditizio ciò sarà sempre meno agevole.
Rimane aperta, poi, la questione della previsione di come si andrà
di qui a qualche tempo: il budget previsionale, insomma, e la sua
valutazione. Queste sono alcune delle ragioni in favore della necessità
di preparare oggi (per, ovviamente, intraprenderle) tutte le azioni
utili per presentarsi nel miglior modo possibile all'appuntamento
con l'applicazione pratica dell'accordo di Basilea.
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