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28-05-2003 - Evoluzione dell'accordo di Basilea 2, commenti e prospettive

In quest'ultimo periodo è salito il tono del dibattito intorno a Basilea 2.
Cerchiamo di fare il punto su quanto accaduto.

Un primo messaggio importante è giunto dal governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, che il 24 Marzo scorso, intervenendo ad un convegno organizzato dall'Abi, dichiara "Basilea 2 vuole spingere le banche ad una corretta interpretazione nell'analisi dei rischi. Da una corretta applicazione di questo sistema di analisi ne dovrebbe scaturire una riduzione del carico di capitale ed una sua migliore applicazione".
Il messaggio di Fazio era particolarmente diretto alle banche di media dimensione, e fornisce quindi un'importante indicazione circa l'orientamento di Banca d'Italia, il cui ruolo sarà determinante nel sollecitare le banche nella scelta del metodo di calcolo per il rischio di credito (Basilea 2 prevede che le banche possano scegliere tra tre approcci: il Metodo Standard, il metodo IRB di Base e il Metodo IRB Avanzato), come segnalammo nell'articolo "Il rating bancario secondo Basilea2".
Il dibattito più recente su Basilea 2, peraltro, sembra andare in direzione opposta. La Federal Reserve americana, infatti, pare orientata a recepire Basilea 2 solo per le maggiori venti-trenta banche americane. In ambito UE sembra confermato l'orientamento di far applicare Basilea 2 a tutte le banche, anche se si fa strada l'ipotesi di definire delle metodologie ultra-semplificate per le banche minori. Staremo a vedere.

Un secondo messaggio importante è venuto il 23 aprile scorso dal ministro Tremonti, il quale, intervenendo al comitato esecutivo dell'Abi, boccia di fatto Basilea2 nella sua proposta attuale, sconfessando il giudizio positivo sull'accordo espresso più volte dal governatore di Bankitalia e dai vertici Abi che hanno sempre ribadito di ritenere infondati i timori di penalizzazione delle piccole e medie imprese (Pmi).
L'attuale formulazione dell'accordo, che entrerà in vigore nel 2006, "non corrisponde all'interesse nazionale", ha osservato il ministro al termine dell'incontro con il comitato esecutivo dell'Abi. Le questioni coinvolte, ha spiegato, sono troppe e riguardano la stessa tenuta del sistema. Dunque, ha affermato Tremonti, si tratta di una materia che "non può essere affidata ai soli tecnici", ma che deve essere oggetto anche di "una riflessione politica". E il governo italiano prenderà l'iniziativa a livello europeo di rivedere un testo che "va modificato, adattato, discusso".
In un'intervista a "Il Sole 24 Ore" (del 24 aprile), successiva al suo intervento all'Abi, il ministro precisa il suo pensiero dichiarando tra l'altro: "Accanto ai rischi di disparità concorrenziale per le banche di minori dimensioni, c'è il pericolo che dagli accordi di Basilea 2 derivino effetti negativi sulle piccole e medie imprese, che potrebbero incontrare maggiori difficoltà nell'accesso al credito bancario". E chiarisce la necessità di un intervento politico, dopo il lavoro dei tecnici (del Comitato di Basilea): "Al potere politico spetta il compito di effettuare valutazioni non limitate al mondo delle banche ma estese all'intera economia e di tenere conto del fatto che lo stato della banca dipende dall'economia e non il contrario". E interrogato sui potenziali attriti con Banca d'Italia, conclude: "I Governi fanno i Governi e le politiche legislative nel credito sono in assoluto e da sempre di loro competenza".
I commenti e le prese di posizione sull'intervento di Tremonti non sono mancati. Banca d'Italia difende i risultati già ottenuti. In ambienti vicini all'Abi si ribadisce che l'accordo rappresenta un'occasione di crescita positiva per il nostro sistema di piccole e medie imprese le quali, per affrontare la sfida del rating, dovranno potenziare la propria struttura patrimoniale e adottare una politica di maggior trasparenza nei confronti del mercato. Basilea 2, ha osservato l'amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, può rappresentare anche "una straordinaria opportunità" per migliorare la patrimonializzazione delle aziende. E anche il presidente dell'Abi, Maurizio Sella, ha rilevato che vale per troppi imprenditori il detto "famiglia ricca, impresa povera".

Da più parti, e la polemica si fa politica, Tremonti è stato criticato per aver utilizzato Basilea 2 a fini elettorali, ergendosi a paladino delle imprese italiane; più concretamente, le critiche si sono rivolte all'atteggiamento puramente difensivo e protezionistico assunto dal ministro. Per affrontare la sfida del mercato globale, si è osservato, diamo alle nostre imprese gli strumenti necessari per rafforzarsi patrimonialmente (leggasi defiscalizzazione degli utili reinvestiti ecc.) e non limitiamoci ad un approccio difensivo e di tipo protezionistico. Così Antonio Polito: "Ci si limita a recepire in maniera acritica le istanze poste dal mondo delle piccole e medie imprese senza tradurle in capitoli di una politica mirata a dare loro gli strumenti per competere da sole sui mercati internazionali".

Dopo l'intervento all'Abi il tema di Basilea2 è stato affrontato dal ministro Tremonti anche in una lettera inviata al governatore Antonio Fazio in cui si mettevano in risalto gli "effetti negativi" che potrebbero svilupparsi "a danno delle nuove iniziative economiche, specie di piccole e medie imprese, che potrebbero incontrare maggiore difficoltà nell'accesso al credito bancario in presenza di un rating non soddisfacente secondo i nuovi criteri".

Questo primo intervento del ministro Tremonti precedeva di pochi giorni la pubblicazione (29 aprile) del terzo documento consultivo del Comitato di Basilea (la terza bozza dell'accordo), documento che tiene conto delle osservazioni delle banche centrali e dei risultati del terzo studio sull'impatto dell'accordo stesso, risultati a loro volta pubblicati il 5 di maggio. Ora le banche centrali hanno tempo fino al 31 luglio per fare le loro ulteriori osservazioni sul nuovo documento. Chi volesse visionare questi documenti (nuova bozza dell'accordo e risultati del terzo studio d'impatto) ne trova i link sulla pagina del sito dedicata ai documenti ufficiali di Basilea 2.

Il nuovo documento consultivo e i risultati del terzo studio d'impatto non hanno spostato le posizioni dei sostenitori dell'accordo e quelle dei suoi critici.
I dati estrapolati dallo studio d'impatto, peraltro, si prestano a più letture. Tali dati mostrano infatti che mediamente l'applicazione dell'accordo con l'utilizzo dei sistemi IRB (cioè basati sui rating interni) introduce delle (modeste) riduzioni nei requisiti di capitale. Questo fa dire, per esempio, ad Alessandro Merli ("Il Sole 24 Ore" del 6 Maggio 2003) "Basilea 2, traguardo raggiunto - Le ultime modifiche apportate annullano i timori di un credito più costoso".
Ma quella dei valori medi è una lettura molto parziale dello studio d'impatto. Dallo studio si rileva infatti quanto segue.
1°) La riduzione media dei requisiti patrimoniali si ha solo per le banche che utilizzeranno gli approcci IRB di base e avanzati, mentre i requisiti crescono mediamente per le banche che applicheranno l'approccio standard: si creerà quindi una evidente disparità concorrenziale tra le banche maggiori che potranno affrontare gli investimenti necessari per utilizzare i sistemi IRB e le banche di minori dimensioni che non potranno che utilizzare l'approccio standard.
2°) I valori media sono la solita bufala: io mangio un pollo e tu niente, ma mediamente abbiamo mangiato mezzo pollo ciascuno. Le variazioni dell'impatto saranno infatti clamorose tra banca e banca, in ragione della qualità dell'esposizione e delle tipologie di impiego prevalenti. Il rapporto evidenzia infatti che la media nasconde miglioramenti (minori requisiti patrimoniali) fino al -17%, ma anche peggioramenti (maggiori requisiti patrimoniali) fino al +103% (!), a seconda della situazione di partenza.

Non bisogna essere delle cime per immaginare gli scenari futuri. Le banche che dall'applicazione dell'accordo vedessero peggiorare i propri requisiti patrimoniali, e quindi il costo delle proprie operazioni di impiego, dovranno o alzare i tassi o modificare i propri impieghi dirottandoli verso clientela a minor rischio, o... tutt'e due le cose.

I nuovi documenti pubblicati dal Comitato di Basilea non hanno così mutato le posizioni precedenti. La riunione del Cicr (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio) convocata ad hoc per discutere di Basilea 2 il 15 Maggio, è ben sintetizzata dal sottotitolo dell'articolo apparso su "Il Sole 24 Ore" (del 16 maggio): "Fazio al Cicr difende l'accordo, Tremonti replica: non facciamoci del male". Da un punto di vista tecnico, l'accordo è ormai praticamente definitivo, sostiene Fazio, che sottolinea gli importanti risultati ottenuti dall'Italia e dalla Germania sul fronte della non penalizzazione delle piccole imprese. Accordo ultimato dai tecnici ma da vagliare da parte dei politici, ribadisce Tremonti che vuole riportare al tavolo del G8 la valutazione dell'accordo.
Ricordiamo, per inciso, che il Comitato di Basilea non ha alcun potere di "imposizione" dell'accordo: è un organo tecnico, costituito dalle banche centrali dei paesi del G10, che si limita a proporre un documento che dovrà poi essere fatto proprio dai governi dei singoli stati (la UE, per quanto ci riguarda).

Il testo definitivo di Basilea 2 è atteso per fine anno. Attendiamoci un percorso ancora accidentato, ma le linee guida dell'accordo, tese a mettere la gestione del rischio al centro dell'attenzione del management bancario, costituiscono ormai principi ineludibili per la gestione strategica di ogni banca. E l'applicazione dell'accordo è alle porte, al di la della correzione di coefficienti, di piccoli o grandi aggiustamenti, dell'allungamento dei tempi della sua introduzione (prevista per la fine del 2006), della semplificazione degli adempimenti per le banche più piccole.
Per le imprese questo significa prepararsi al rating, cioè ad una valutazione oggettiva del proprio merito creditizio.
Questo, per molte imprese, comporterà ricapitalizzazioni e maggior trasparenza. Come ha ribadito in un recentissimo convegno (16 maggio) organizzato dall'Api di Terni il presidente Luigi Fogliani, a lungo presidente del locale consorzio fidi, "...ogni anno vengono esaminate dalle 140 alle 150 pratiche per ottenere un fido: solo il 30, 40 per cento, secondo i nuovi parametri, verrebbero ammessi alla cocessione di un credito... la cosiddetta moralità di un'azienda, la sua potenzialità, non servono più per formulare un giudizio positivo. Se i conti non tornano, insomma, ogni pretesa cade automaticamente".
Auguriamoci che il governo metta a disposizione strumenti legislativi che aiutino le imprese in questo sforzo, utile non solo per accedere al credito nell'epoca di Basilea 2, ma indispensabile al nostro sistema produttivo per competere sui mercati globali.


pagina a cura dell'Osservatorio Permanente Basilea 2


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