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14-03-2003 - Segnalazione e
commento di alcuni articoli di stampa
Settimana ricca di articoli
particolarmente interessanti sul tema "Basilea 2".
Riflessioni importanti sulle quali è il caso di soffermarsi.
Sullo sfondo un problema vero, quello della redditività delle banche
e del loro rischio di insolvenza. Ipotesi? No, vero interrogativo
secondo Alexander Weber che su "La Stampa" di lunedì
10/03 esamina le difficoltà del sistema bancario tedesco nell'articolo
"Nessun
aiuto all'economia dalle banche malate".
Secondo l'autore, il recente taglio dei tassi d'interesse da parte
della Bce potrebbe derivare dalle preoccupazioni legate al timore
di un crollo nel cuore del sistema finanziario europeo. "Il
sistema finanziario tedesco è l´epicentro della crisi. La prima
causa dei problemi è la debolezza dell´economia che ha ridotto la
domanda di credito, al tempo stesso le banche hanno ridotto, in
misura ancora maggiore, l´offerta di finanziamenti...una piccola
impresa su due ritiene che si sia ridotto l'accesso al credito bancario".
E Basilea 2 è un ulteriore problema: "Il problema è che gli standard
di adeguatezza del capitale delle banche (tra cui appunto il ratio
tra capitale e asset) sono in corso di inasprimento, in vista dell´entrata
in vigore degli accordi di "Basilea 2". Non potendo aumentare il
capitale con l´accantonamento di utili, molte banche sono costrette
a ridurre gli impieghi. Se, però, ciò pregiudica la tenuta dell´economia,
a sua volta finisce per ridurre la redditività del capitale bancario,
fino potenzialmente a metterne a rischio la tenuta e quindi a provocare
fallimenti..."Le banche sono così impegnate in un recupero
di efficienza, cancellando prestiti di cattiva qualità per importi
mai visti prima.". L'articolo completo di Alexander Weber è
accessibile on-line clikkando sul titolo sopra evidenziato.
Alcune considerazioni svolte dall'autore sul sistema bancario tedesco
sono in buona misura speculari a quelle sottolineate negli altri
articoli che vi segnaliamo oggi.
In primo luogo si veda quello di Roberto Morelli sul "Corriere
della Sera" di lunedì 10/03, "Quei
fidi strozzati", che sottolinea le difficoltà di accesso al
credito per la piccola e media impresa: "le maglie del credito
per la piccola e media impresa vanno stringendosi sempre più, esplicitamente
o tramite il viluppo di commissioni, spese, oneri imprevisti e timbri
sempre più copiosamente necessari per accedervi. Creando una situazione
che il presidente degli industriali trevigiani Sergio Bellato non
ha esitato a definire "deprecabile", chiedendo l'intervento della
Banca d'Italia". L'autore sottolinea come anche in Italia gli
utili si siano ridotti per le banche "secondo Prometeia, il 2002
si è chiuso con una flessione dell'8% nel risultato di gestione
delle aziende di credito". Ciò, unitamente alla "forte esposizione
verso i grandi gruppi (Fiat per tutti) ha ulteriormente ridotto
le risorse disponibili"..."I casi segnalati sono un'infinità:
l'aumento di commissioni e spese (spesso neppure comunicato, come
la legge vorrebbe) alza il tasso d'interesse reale; al primo ritardo
di pagamento la banca chiede il rientro del fido...". L'articolo
riporta i dati di una ricerca Confindustria-Fondazione Nordest per
sottolineare che non si tratta di sensazioni, ma di fatti. E conclude
guardando a Basilea 2, accordo del quale "i soli preliminari
sono bastati a giustificare davanti alla clientela il giro di vite
creditizio".
Infine, "Il Sole 24 Ore" di mercoledì 12/03 dedica l'intera
seconda pagine al credito bancario e a Basilea 2. L'articolo di
Nicoletta Picchio "Poco credito, soffre il sistema delle
Pmi" riferisce dell'audizione del presidente di Confindustria,
Antonio D'Amato, di fronte ai deputati della Commissione
Finanze della Camera. D'Amato, ribadito che nell'attuale fase di
difficoltà abbiamo bisogno di un sistema creditizio robusto, in
grado di dare alle imprese quella liquidità di cui hanno bisogno,
attacca il sistema bancario impegnato "in una serie di battaglie
che hanno più una logica speculativa e finanziaria di potere che
non di rafforzamento del proprio core business". E ribadisce
"Il sistema del credito ha sottratto risorse alle Pmi"..."Negli
ultimi mesi, si è registrata una contrazione del credito nei confronti
delle piccole e medie imprese...che stanno soffrendo moltissimo
in termini di richiesta di garanzie collaterali, aumento di costi
per commissioni, e minori disponibilità".
Di fronte alla presa di posizione del presidente di Confindustria,
pronta replica delle banche. Nell'articolo "Sella: facciamo parlare
i numeri" il presidente dell'ABI replica affermando che gli
impieghi sono in costante crescita e, citando i dati ufficiali,
sottolinea che il 50% dei finanziamenti al sistema produttivo va
alle piccole e medie imprese e che dal 99 le banche italiane hanno
aumentato gli impieghi di oltre 140 miliardi di euro.
Nell'articolo "Paolillo: nessun taglio al sostegno dei piccoli",
di Marya Longo, il direttore generale della Popolare di Milano
si dichiara "stupito dalle accuse" di D'Amato. Riguardo all'impatto
di Basilea 2, aggiunge che "Sicuramente l'imprenditore corretto
sarà premiato con rating migliori e con credito meno costoso".
Rinviando all'edizione cartacea de "Il Sole 24 Ore" del 13/03 per
la lettura completa degli articoli, ci pare che la querelle Confindustria-Abi
si risolva nel continuo gioco di parole perpetuato dal presidente
dell'Abi, che pur fonda le sue affermazioni sui numeri e sulle statistiche.
Un discorso di medie, il suo, quelle medie per le quali Basilea
due non porterà variazione degli impieghi e dei tassi medi applicati
agli impieghi stessi: quelle medie per cui se io mangio un pollo
e tu no, mediamente abbiamo mangiato mezzo pollo a testa! Come sottolinea
il direttore generale della Popolare di Milano, con Basilea due
chi avrà i migliori rating avrà più credito e a tassi migliori...
e, per mantenere costanti impieghi e tassi medi, qualcuno avrà meno
crediti e a tassi più alti! Chi resterà senza pollo? Non certo i
grandi gruppi né, riteniamo, le medie imprese, che certamente sapranno
strutturarsi nel modo migliore, bensì le piccole imprese, poco capitalizzate
e che presenteranno i soliti bilanci lacunosi e poveri di informazioni.
Come prepararsi al rating? L'ultimo articolo che vi segnaliamo,
sempre tratto dalla seconda pagina de "Il Sole 24 Ore" del
13/03, si occupa proprio del rating, è di Gianfranco Imperatori
e titola "Ripensare al rating per Basilea 2". L'articolo,
che vi invitiamo caldamente a leggere, è ricco di contenuti. In
apertura sottolinea l'importanza che finalmente viene riconosciuta
anche a livello istituzionale (Cicr) al problema del credito alle
piccole imprese, problema che si inasprirà con gli accordi
di Basilea 2. Persino l'Abi affronta al proprio interno il problema
(Maurizio Sella ha convocato un'assemblea a porte chiuse per il
19 marzo). Imperatori se ne rallegra: "mi sembrava francamente
eccessivo l'atteggiamento di chi continuava a rassicurare sui problemi
del dopo-Basilea". Affrontando poi l'argomento del rating,
l'autore sottolinea come l'accordo di Basilea privilegia l'impresa
in grado di fornire buone informazioni alle banche. L'articolo delinea
poi l'articolazione del decreto, che prevede che la banca possa
scegliere tra diverse metodologie per la valutazione dei rischi
(si veda in proposito il nostro articolo "Il
rating bancario secondo Basilea 2"). Per le banche che
sceglieranno di utilizzare il metodo più avanzato, il rating (=valutazione
dell'azienda) si baserà sulle informazioni. Se queste si limiteranno
ai canonici "tre bilanci", l'autore avverte che "sulla base di
simulazioni effettuata su 200mila imprese tratte dalla Centrale
dei bilanci, solo il 35% circa delle imprese italiane rientrerebbero
nella classe bbb. Il risultato è che il 65% stanno sotto l'investment
grade" (le banche, di fatto, dovranno accantonare, per gli affidamenti
effettuati a queste imprese, una percentuale di capitale maggiore
rispetto a quella che accantonano oggi, n.d.r.). G. Imperatori esamina
quindi le informazioni integrative che le aziende potranno fornire
per migliorare, se possibile il proprio rating: l'andamento dei
settori di appartenenza, il giudizio dei partner commerciali, le
informazioni sul "corporate governance" opportunamente tradotte
in informazioni quantitative. Perché questo sarà il problema. L'articolo
si conclude esaminando alcune proposte avanzate da più parti per
dare una giusta soluzione a Basilea 2 (quali la riforma dei Confidi).
"Basta però riconoscere che Basilea è un problema. Nascondere
la testa, in questo caso, infatti, vuol dire condannarsi a non capire
la realtà della piccola e media impresa italiana".
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